Formazione professionale: se il sistema geniale scricchiola

Tutti gli studi più recenti di confronto internazionale citano il sistema di formazione svizzero come un’ eccellenza che consente mediamente ai nostri giovani professionisti di attestarsi ai vertici mondiali. Il motivo è il sistema di formazione duale (impresa-scuola) della Svizzera, quel patto formativo tra mondo del lavoro e istituzioni scolastiche pubbliche. Un unicum che consente ai nostri giovani di indirizzarsi verso un percorso professionale con una certa garanzia di successo e opportunità di carriera professionale. Una elevata qualità della formazione professionale che consolida la forza innovativa svizzera. Questo è il quadro giustamente promosso e veicolato dal Consiglio di Fondazione SwissSkills nel quale ho l’onore di sedere quale unico rappresentante della Svizzera di lingua italiana. Fondazione che si occupa di veicolare la promozione del sistema di formazione professionale attraverso i Campionati svizzeri ed internazionali delle diverse professioni. Campionati, dove come vissuto nel recente autunno a Berna, abbiamo potuto ammirare i nostri migliori giovani competere tra loro dando prova delle loro grandi abilità professionali.

Un sistema formativo quello svizzero prezioso che va difeso a oltranza, e che purtroppo, non è esente da costanti attacchi e pressioni, proprio perché strettamente connesso al mercato ed alla forza delle aziende di ritagliarsi e restare innovative e competitive in un contesto di mercato sempre più fragile. Un mercato dove sono soprattutto le piccole e medie imprese, la spina dorsale della nostra economia cantonale, a subire importanti pressioni che unitamente a costanti contrazioni dei margini di guadagno, stanno creando un indebolimento anche del contesto formativo.

Ecco il punto. Dietro alle eccellenze ammirate a Berna vi sono centinaia e centinaia di giovani e aziende ticinesi impegnate ogni giorno in questo fondamentale, difficile e sempre più precario ruolo che è formativo, sociale ed economico. Se come detto, indiscutibilmente sono queste realtà, la nostra politica dovrà nei prossimi anni porre molta attenzione affinché la solidità di questo patto formativo possa essere confermata. Tanto si è fatto in questi anni in Svizzera e a livello cantonale consentendo una crescita generale del sistema di formazione professionale dotandosi di strutture, di riferimenti e di condizioni generali chiare e efficienti. Ora però che questo contesto è dato, il prossimo passo dovrà essere necessariamente quello di fare in modo che le aziende siano messe in grado di continuare a giocare il “gioco formativo”. Questo sarà possibile esclusivamente migliorando il livello formativo dei giovani in entrata intervenendo sugli ordini scolastici inferiori, non tanto per raggiungere particolari livelli di competenza disciplinare, ma soprattutto concentrando gli sforzi in una logica di percorsi formativi anche differenziati, dove la struttura individuale di maturità e solidità dei nostri giovani possa consentire l’inizio di un adeguato progetto formativo. È ora di comprendere come questa sia la sfida vera, il vero concetto realistico d’inclusione passa da qui. Giovani inclusi, perché non esclusi a priori, perché in estrema difficoltà, ad introdursi in percorsi formativi professionali.

Agendo sul fronte impresa, invece, andrà gioco forza ricercato un nuovo equilibrio che tendi a premiare le aziende formatrici con interventi più efficaci quali, ad esempio, sgravi fiscali mirati, incentivi legati al buon esisto formativo (misurabili), tutte azioni in grado di liberare virtuosamente risorse e know-how aziendale a favore di un chiaro riconoscimento dell’esigenza di aumentare il tempo a disposizione per un migliore accompagnamento formativo in azienda. Perché attenzione, il “sistema geniale” scricchiola un pochino, a noi l’obbligo di vigilare affinché non si rompa!

Arch. Paolo Ortelli,

Direttore del Centro di formazione professionale SSIC-TI